L’Oriental Blues nel contesto del Blues

 

Si può ben dire che L’Oriental Blues di Walter Maioli è la continuazione di una parte del Jazz che ha ricercato le più profonde origini africane e il connubio con la musica orientale, linea già espressa da Walter Maioli con il gruppo Aktuala , inaugurando il primo Umbria Jazz del 1973. Un’onda multiforme composita in crescendo: dalla esotica Night In Tunisia a Live-Evil di Miles Davis, alle modalità di Coltrane e sua moglie Alice. L’impatto esotico di Sun Ra, di Pharoad Sanders, John Mclaughlin sino al futurista  Jon Hassell, l’impiego di strumenti etnici come per anni hanno sperimentato Don Cherry, Charlie Mariano, Lloyd Miller e soprattutto sono i flautisti del Jazz quelli che attraverso il loro già esotico e primordiale strumento spaziano da sempre in dimensioni antiche dai suoni arabeggianti e inconsueti come Roland Kirk, Yusef Lateef, Herbie Mann, Paul Horn.L’Oriental Blues di Walter Maioli comunque è più Blues che Jazz. La base è sicuramente il blues modale alla John Lee Hooker  attorno ad un unico accordo suonato in maniera ostinata ed ipnotica, quello super lento  con un suono strisciante, dolce, raffinato come nella musica sensuale da night club quella alla Paul Gonsalves di Cleopatra - Feelin' Jazzy del 63 dove il sax viene suonato con uno stile soffiato dal timbro caldo e vellutato, affine al soffio dello straordinario flauto arabo-persiano il ney ( di cui sono un ricercatore e studioso da 40 anni) . Questa è la base del repertorio che però contiene anche diversi brani dove vengono impiegati oltre al ney, altri straordinari strumenti con differenti moduli sonori e ritmi. In un brano viene utilizzato il doppio flauto, un altro strumento musicale tante volte visto nelle raffigurazioni antiche, capace di generare triplofonie ed effetti simili a quelli del più sofisticato canto degli uccelli. In un'altra composizione viene impiegato il plagiaulos etrusco-romano definito l’antenato del sassofono e ricostruito da me in anteprima. Poi vi sono percussioni di vario genere anche con sonorità astrali, come quelle dei vibrafoni.

Per un rilancio della musica strumentale e delle vocalizzazioni

Sino agli anni 60 la musica strumentale era molto diffusa. Vi erano virtuosi di vari strumenti, orchestrine e orchestre dirette da fisarmonicisti o sassofonisti che eseguivano musiche di tutte le parti del mondo, gruppi che impiegavano la chitarra solista. Pensate solo a Santo e Johnny che con il loro Slip walk hanno tenuto testa a tutti i cantanti del pianeta.
Ebbene ora non esiste più niente, accendete di giorno (ma anche di notte) la radio, vi troverete su tutte le principali stazioni solo canzonette, non esiste più neanche la musica delle massaia che era trasmessa al mattino, con orchestre di violini e arrangiamenti holliwudiani, “musichetta” ma sempre pur musica umana. Ora al 90 % possiamo ascoltare solo ritmi e suoni clonati con cantanti che ripetono gli stessi format da decenni.  Quindi ditemi il nome di un famoso flautista ? o di un virtuoso strumentista ?

L’Oriental Blues di Walter Maioli vuole rilanciare la musica strumentale e le vocalizzazioni, dalla poetica ai cori e far rivivere il “flauto magico” dei primordi, espressione della potenza della natura.



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Brani 5
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